Archivi dell'indesiderabilità: l'espulsione degli stranieri in Brasile (1930–1980)

Archivi dell'indesiderabilità: l'espulsione degli stranieri in Brasile (1930–1980)

Un seminario su come lo Stato brasiliano abbia trasformato gli stranieri "indesiderabili" in una categoria permanente e perché quei meccanismi contino ancora oggi.

Pubblicato: 26 maggio 2026 | Incontri e iniziative

Locandina Evento

Vi invitiamo a partecipare a un seminario organizzato congiuntamente dal Dipartimento di Psicologia “Renzo Canestrari” dell’Università di Bologna e dalla rete Border Criminologies.

Il seminario si terrà in presenza, ma è prevista anche la partecipazione online previa registrazione.

Vi preghiamo di registrarvi qui

(le iscrizioni saranno aperte fino al 26 maggio)

Abstract

La presente ricerca analizza i processi di espulsione condotti dallo Stato brasiliano tra il 1930 e il 1980, sulla base di un’etnografia degli archivi e dei documenti amministrativi, di polizia e giudiziari raccolti presso l’Archivio Nazionale e l’Archivio Pubblico dello Stato di São Paolo. L’espulsione è una categoria giuridica presente in Brasile dalla metà del XIX secolo e si è consolidata nel primo decennio del XX secolo, con l’obiettivo di allontanare con la forza gli immigrati ritenuti indesiderabili che avevano commesso qualche tipo di reato. La “logica dell’espulsione”, tuttavia, si è diffusa negli apparati di sicurezza e ha operato (e opera tuttora) come un dispositivo che giustappone procedure penali e amministrative, concretizzando immaginari statali-nazionali e gerarchie geopolitiche.

Parte della letteratura specializzata si è concentrata sul passaggio dal XIX al XX secolo. Avanzando cronologicamente nei decenni successivi, questo studio cerca di ampliare tale ambito esaminando i periodi dell’Estado Novo, della dittatura militare e dello Statuto degli Stranieri (Legge n. 6.815/1980), rimasto in vigore in Brasile fino al 2017 e portatore di concezioni che inquadravano l’immigrato come un individuo sospetto e pericoloso, soggetto a espulsione.

L’analisi evidenzia importanti continuità e discontinuità nelle pratiche statali di controllo della mobilità. Un punto importante è che il processo di espulsione stesso generava disuguaglianze. Oltre a essere spesso associati a lunghi periodi di detenzione, molti di questi processi non hanno portato all’allontanamento definitivo e forzato degli individui dal territorio nazionale. Ciò ha generato situazioni in cui gli individui, formalmente considerati espulsi, rimanevano in Brasile ma non avevano alcuna possibilità di accedere a un’occupazione formale, a un alloggio stabile o ai diritti fondamentali, poiché erano ufficialmente classificati come “espulsi”. Propongo quindi di far luce su come si sono sviluppati i processi di espulsione in Brasile tra il 1930 e il 1980, nonché sulle continuità e discontinuità di queste pratiche in relazione al presente, in cui l’espulsione rimane un dispositivo attivo all’interno della governance brasiliana in materia di migrazione.

Pietro Ferretti Rocco è dottorando in Antropologia sociale presso l’Universidade Estadual de Campinas e ricercatore affiliato al Centro Pagu per gli studi di genere. La sua ricerca verte sulla migrazione, l’espulsione degli stranieri, gli archivi e l’antropologia dello Stato, con particolare attenzione alle relazioni tra sicurezza, criminalizzazione e produzione documentaria. Ha condotto ricerche in diversi archivi e collezioni, tra cui il Museu Penitenciário Paulista, l’Arquivo Público do Estado de São Paulo, l’Arquivo Nacional (Brasile), l’Archivo General de la Nación (Argentina), l’Archivo Nacional de Chile e l’Archivio Centrale dello Stato (Italia).